Torino ancora capitale

Arriva Chiara Appendino, sindaca del nuovissimo movimento dei 5 stelle e gli Agnelli portano via da Torino la loro cassaforte.

Non credo proprio che le due cose siano collegate tra loro, ma in questo singolarissimo cambio della guardia all’ombra della Mole, c’è però la rappresentazione dei cambiamenti avvenuti così traumaticamente negli ultimi 5 anni in Italia e nel mondo.

Simbolico, poi, che questo mutamento sia poi avvenuto in questa metropoli, prima Capitale dell’Italia Unita e città che più di tutte le altre ha dato corpo e anima alla costruzione dello Stato liberale e borghese in Italia.

E’ un cambio della guardia che segna in maniera plastica, la transizione da una fase storica ad un’altra. A pensarci, una metafora più azzeccata di questa, era difficile da immaginare.

Con gli Agnelli, da Torino (e dall’Italia) se ne va un pezzo importante di storia. Non tanto la storia della famiglia e dei singoli -su tutti l’Avvocato e,  prima di lui, suo nonno. Ad andarsene è quella avventura insieme capitalista, borghese e liberale che dalla seconda metà del XIX secolo e fino a oggi, pur tra mille evoluzioni e involuzioni, ha segnato la storia del nostro paese. E’ alla confluenza del Pò con la Dora Baltea che nasce la prima classe dirigente nazionale e sempre qui, nelle fabbriche degli Agnelli, nascono le prime forme di partecipazione collettiva e di estensione delle forme di democrazia e dei diritti. L’uomo nuovo, prima borghese e liberale e poi proletario e socialista, è nato tra queste fabbriche e in queste strade. Con lui i valori di quella civiltà della fabbrica e dell’industria che avevano il loro modello di democrazia e la loro idea di sviluppo economico, la Repubblica fondata sul lavoro, l’etica del lavoro, la cittadinanza legata al lavoro. Non solo, oltre al lavoro c’era un altro importante valore che irraggiava dalla città della Mole, ed era quello legato al valore della ricerca, della Scienza, della tecnologia. Irraggiava letteralmente attraverso le nuove antenne prima dell’Uri , poi dell’Eiar e infine della Rai e attraverso i fili telefonici della Sip, e poi della Telecom il segnale orario dell’Istituto Galileo Ferraris. Ad oggi la Stampa, un tempo quotidiano della famiglia di Torino e della Agnelli, è uno dei pochissimi giornali ad avere uno spazio fisso destinato alla scienza. Infine anche l’etica stessa dello Stato e della Pubblica Amministrazione avevano sotto la Mole un loro preciso modello di riferimento (monsù travet).

Gli Agnelli erano e sono la bandiera di quella civiltà della fabbrica e dell’industria dell’automobile, del boom e della 500. Una civiltà che aveva in Torino la sua Capitale e che ora non c’è più e che non si riconosce nemmeno più in quella storia.

All’Homo faber, si contrappone ora l’homo utens. Il lavoro non è più il valore di riferimento della nuova società post globale e non lo è neppure quel modello di democrazia e di Stato. Ora c’è un mondo nuovo modello e un nuovo valore. La cittadinanza è definita dal reddito, non dal lavoro. Se le cose stanno così, che ci fa a Torino una dinastia di industriali?

Non è un caso infatti che nella nuova città è nata da anni una nuova classe dirigente che è rappresentativa di questa nuova classe di valori e che Chiara Appendino incarna alla perfezione. Le recenti elezioni non potevano andare diversamente. Piero Fassino, non era il candidato del Pd, ma di quel mondo lì, il mondo del lavoro, della democrazia dei partiti, del sindacato, della fabbrica e degli Agnelli. Appendino non lo è e la città questo lo ha riconosciuto al di là del merito della sua passata amministrazione.

Non è un caso se da Torino partiranno i primi esperimenti di democrazia direttaNel bene e nel male, è tutta la catena dei valori di quella civiltà industriale che in questa città sta declinando in favore di nuovi principi antitetici a quelli. Si spiegano così le scelte bollate come “antiscientifiche” della Sindaca sul wifi e sulla dieta vegana. La scienza non fa più parte della nuova società. Come pure non ne fanno più parte i giornali. Tutto è obliterato nella nuova società in cui la cittadinanza si misura con la capacità di consumare. Altri sono i personaggi che incarnano il nuovo spirito: Carlo Petrini, fondatore di Slow Food, è un campione dei nuovi valori di accademie del gusto, di orti sinergici, di km zero biologico e di “no ogm”. Tutto è lontano migliaia di anni luce dalla frenesia di una metropoli globalmente interconnessa con la sua tav e con le sue fabbriche di treni e di automobili.

Singolare che a distanza di 150 anni dall’Unità d’Italia, sia ancora Torino a rappresentare così plasticamente queste pulsioni tra vecchio e nuovo mondo, rivelando così la natura intrinseca di Capitale di questa città meravigliosa ai piedi delle Alpi.

 

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La raccolta differenziata è pura ideologia irrazionale

Quella della raccolta della differenziata è una forma di ideologia che ha monopolizzato e canalizzato il dibattito intorno alla vita delle comunità locali per almeno due lustri, restringendo altre necessità, altre discussioni e altri temi. Come se non ci fosse altro da discutere in tema di ambiente nelle nostre città il tema dei rifiuti è stato il centro del dibattito pubblico.

In pratica è su questo tema che – negli ultimi venti anni – si sono formate gran parte delle élite politiche attuali e su questo argomento sono cresciute e si sono consolidate.

Mentre il mondo cambiava noi eravamo tutti presi da secchi della spazzatura di diverso colore, da sistemi con millemila erre da inserire, calendari inverosimili e condotte da stigmatizzare. Intorno alla immondizia abbiamo costruito un mondo folle e del tutto irrazionale.

Mentre il mondo correva veloce, noi ci chiedevamo “e oggi che si butta?“.

L’avvento del cittadino utente

Prima c’era il proletario, contrapposto al padrone e in mezzo il ceto medio e la sua rappresentanza costruita intorno alla DC e al PCI.

Poi venne il Popolo delle Partite iva e con lui il Nordest e Silvio, Forza Italia e PDL, contro il popolo dei dipendenti (Ulivo di Prodi).

Ora è il tempo dei cittadini utenti: utenti delle strade con troppe buche, della scuola, della sanità. Insomma il pubblico di Mi Manda Raitre. Ora sono tutti cittadini a 5 stelle.

Il tema del lavoro e dell’organizzazione della produzione è ormai definitivamente uscito di scena.