Lo spread del propostone del Cavaliere

C’è un sacco di gente stamattina incavolata contro lo spread, il differenziale sui Titoli di Stato tra Italia e Germania. E’ inevitabile che sia così, perché associamo a quella parola nefasti ricordi di emergenze, di baratri, di tagli, di crisi, di fallimenti e di suicidi. Lo spread però, è solo un freddo indicatore che misura l’attrattività degli investimenti in titoli di Stato. Non è lo strumento del ricatto della finanza, come invece molti sostengono. Tuttavia pare che negli ultimi giorni lo spread sia tornato a salire.

Davanti a questa impennata degli interessi sui titoli di stato italiani, molti hanno iniziato a inveire contro il complotto finanziario anche perché questa risalita dei tassi di interesse è stata imputata dallo stesso premier, alla paura degli investitori per quello che può accadere in Italia se, al referendum, come è probabile, dovesse prevalere il No. Apriti cielo, lo spread è entrato di diritto in campagna elettorale e ora sono tanti quelli che inveiscono contro il”ricatto dello lo spread“.

Ma siamo davanti a un complotto dei perfidi finanzieri internazionali, oppure alle solite la politica italiana non riesce a cogliere i segnali che arrivano dai mercati?

Secondo me, la seconda ipotesi è molto più realistica di qualsiasi ipotesi di complotto, così come è evidente che Renzi si giochi ogni carta a sua disposizione, anche a costo di strumentalizzare.

Tuttavia, al netto delle dichiarazioni del Premier, basta leggere i giornali e trarre le conseguenze delle notizie che si leggono per capire come stanno le cose.

Due giorni fa quel vecchio volpone del Cavaliere, in grande crisi di ruolo politica, ha fatto il propostone: in uno scenario in cui è altamente probabile che le riforme Renzi vengano bocciate al referendum ha proposto, ed è la prima proposta sul dopo 4 dicembre, il ritorno al proporzionale. Stamattina il Foglio, a seguito di questa proposta lo ribattezza The Young Pope, come se le reazioni innescate dalla proposta di un ritorno al proporzionale avessero rivitalizzato il vecchio Cav.

C’è da non credere che l’uomo che per venti anni ha forzato, spaccando la costituzione materiale del paese sulla elezione diretta del premier mettendo il suo nome in lista (ecco perché tutti sono convinti che Renzi non è eletto da nessuno) sia ora il cardine di un ritorno al proporzionale che, da Speranza, a Grillo piace a tutti.

Ho provato allora a immaginare il nuovo Parlamento Italiano eletto con il proporzionale, 35 per cento 5 stelle, 23 per cento Pd, e poi 14 per cento Forza Italia e così via. Le percentuali sono solo un esempio, ma riflettono gli ordini di grandezza possibili. Non riesco a togliermi dalla mente le facce dei vari Di Maio, Salvini, Grillo, Di Battista, Speranza, Brunetta e dello stesso Berlusconi, che si passano il cerino del governo di mano in mano per paura di bruciarsi: governa tu, no tu, no ma prego governa tu, no tu! Sarebbe un gioco folle, che farebbe precipitare il Paese in un quotidiano streaming Bersani vs Lombardi.  

Insomma il caro e vecchio Silvio ha messo d’accordo tutti sulla irresponsabilità di governo. Per quello tanto poi ci penserà il PD e qualche altro alleato, e tutti gli altri resteranno alla finestra a gridare all’inciucio. Maggioranze sempre sotto ricatto e sempre in bilico in balia di bande di filibustieri delle preferenze. 

In un contesto del genere pensate che un operatore economico trovi interesse a investire sui titoli del debito di un paese che ha un bisogno disperato di indirizzo politico certo e di imboccare la via della ristrutturazione non solo delle istituzioni, ma della società?

Ecco allora vedete da soli, che lo spread non è affatto un ricatto, ma una mera presa d’atto.

 

*Agli amanti del proporzionale mi piace ricordare che quel sistema funzionava solo nell’Italia del dopoguerra in cui c’era comunque chi doveva governare, la DC e chi doveva stare all’opposizione. Insomma in un sistema che era tutto finto, e il governo lo decidevano davvero a Washington e a Mosca. 

Gli anni ’80, caro Silvio non tornano più.

 

Advertisements

Trump power

Buongiorno: mi permetto di osservare che la narrazione Clinton=etabishmentpoliticofinaziaria, è un tantinello errata ed è il fulcro della narrazione reazionaria che sostiene da Putin a Grillo passando per Trump e Le Pen.
Clinton è espressione di un ceto politico (è un avvocato, figlio di un sottosegratario) che ha mediato con il potere finanziario una grande transizione e che, attraverso Obama, è riuscita anche a ridistribuire qualche cosa nell’ambito di un processo ridistributivo mondiale mai visto prima. Certo è elite, ma è elite politica e non finanziaria. La differenza è rilevante. Con il sistema finanziario, prima suo marito e poi tutti gli altri democratici hanno certo negoziato, ma occorre metterlo in chiaro, nel cuore di Manhattan non c’è la Clinton Tower e manco la Rodham Tower. C’è però la Trump Tower, coi suoi stucchevoli decori.

Trump è invece espressione diretta di quel potere. Trump va al potere contro la mediazione Obama e ora il potere finanziario ha un suo diretto rappresentate alla Casa Bianca. Trump è i poteri forti. Negli ultimi dieci anni, gli Stati Uniti, davanti alla Crisi storica eleggono un nero e il nero crea un sistema di welfare. Lo stesso Obama poi diventa protagonista della Green Economy, quella della Tesla, delle rinnovabili e dei motori a basso consumo della Fiat.
Eppure la reazione a questo processo è stata il voto in massa e in forza a Donald Trump e il suo movimento che,  come prima vittima, ha liquidato il partito repubblicano, asfaltando i mediatori politici per dare spazio al potere economico disintermediato. Di questo, nessuno dice nulla. Per gran parte dei commentatori la colpa di questo processo è di Hillary.

Credo sia la prima volta dal dopoguerra che un megamiliardario vada al potere. Trump è “i poteri forti” ne è incarnazione direttaEppure si camuffa il suo potere attraverso il kitsch degli arredi, lo si mistifica dietro alla fluente chioma o alla sua volgarità. Ma la sua volgarità è espressione diretta del suo sentirsi coi piedi per terra dalla cima della Trump Tower membro dello 0,1 per cento che comanda davvero.
L’operazione di restaurazione con Trump presidente è solo agli inizi. Trump è al potere senza mediazione e anche senza mediazione dei partiti. Il prossimo passo sarà il completo annichilimento del partito repubblicano attraverso cooptazione e creazione e consolidamento del suo movimento.

Per molti, questo signore è una sorta di moderno Che Guevara e la Clinton e Obama i veri vessatori del popolo: un rovesciamento di prospettiva, davvero allucinante e allucinato. 

Un po’ piu’ di lucidità è necessaria a volte.